Scavi Scifì. Dopo l’istanza del sindaco, il prefetto convoca Università e Soprintendenza

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FORZA D’AGRO’ –  Saranno l’Università di Messina e la Soprintendenza ai Beni Culturali a prendersi cura degli scavi archeologici di Scifì (Forza D’Agrò) dove nel 1987 vennero portati alla luce strutture murarie di epoca tardo romana del periodo compreso tra la fine del III secolo e la metà del V sec. a.C. Lo ha comunicato il prefetto Stefano Trotta al sindaco di Forza D’Agrò, Fabio Di Cara, a conferma del promesso interessamento del funzionario di governo manifestato durante la sua visita istituzionale a Forza. Il prefetto ha quindi convocato una riunione con i rappresentanti del   Comune, della Soprintendenza e dell’Università per giovedì 3 aprile presso il Palazzo del Governo con lo scopo di mettere a frutto il piano elaborato “da parte dell’Università di Messina di un possibile intervento da svolgere in sinergia con la Soprintendenza ai Beni Culturali” scrive il prefetto Trotta nella sua lettera – invito inviata al sindaco Fabio Di Cara, al soprintendente ai beni culturali ed al rettore dell’Università.

Come si ricorderà lo scorso gennaio il sindaco di Forza D’Agrò Fabio Di Cara aveva scritto al prefetto Stefano Trotta affinchè  interponesse i suoi buoni uffici presso le “autorità competenti” allo scopo di sensibilizzarle per la valorizzazione del sito archeologico di Scifì che dal 2002 era stato abbandonato a se stesso nonostante quattro campagne di scavi nel 1987, 1995, 1997, e tra novembre 2001 e  aprile 2002.

In occasione della quarta campagna di scavi (2001-2002), condotta dalla Soprintendenza in collaborazione con l’Università di Messina, Dipartimento Scienze dell’Antichità, nell’area degli scavi, sulla base di saggi effettuati, la prima fase di frequentazione del sito è stata collocata dagli esperti nella prima metà del IV sec. d.C., come dimostravano i reperti ceramicici rinvenuti alla base della struttura muraria con finestra di epoca romana rinvenuta nel 1987, fra i quali figuravano frammenti di ceramica sigillata africana, frammenti di ceramica da cucina, anfore da trasporto tipo “africana piccola”. Nel medesimo contesto venne rinvenuta una moneta bronzea di Costantino datata tra il 317 ed il 337 d.C.

Secondo gli studiosi in quel sito ci sarebbero stratificazioni di costruzioni che addirittura retrodaterebbero la storia della Valle d’Agrò portando l’orologio del tempo indietro di molti secoli, visto che finora i reperti monumentali e storici della Valle risalgono al periodo arabo – normanno – bizantino.

Ecco perché il sindaco di Forza D’Agrò, Di Cara, si batte da tempo per la ripresa degli scavi che potrebbero portare alla luce interessanti ritrovamenti di grande valore storico e turistico. Tutta l’area dal 26 settembre 2013 è stata sottoposta a vincolo archeologico dall’Assessorato regionale ai Beni Culturali – Servizio Tutela e Acquisizioni – con Ddg n. 2842, ed il provvedimento notificato ai proprietari dell’area. Però basta farsi una passeggiata tra quelle antiche rovine per rendersi conto di come quanto è stato riportato così faticosamente alla luce sia stato lasciato nel più completo abbandono. Auspicabile, quindi, che dall’incontro convocato dal Prefetto venga fuori qualcosa di buono e di positivo.

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