Il SS. Crocifisso

Foto Nicola Di Cara
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La chiesa nel castello

foto Nicola Di Cara

Forza d’Agrò – Riteniamo che abitatori della rupe su cui si erge il castello di Forza d’Agrò siano stati alcuni monaci greci costretti a lasciare la loro terra a causa della lotta iconoclasta avviata dall’Imperatore Leone III Isaurico (sec. VIII d. C.). Quassù i religiosi d’oltremare hanno trovato il posto più adatto per condurre la vita eremitica e riposante, il rifugio in grotta appropriato per la ricerca della pace interna. L’eremitaggio in caverna fu probabilmente integrato tra il X e l’XI secolo con la costruzione, proprio in cima alla rupe, di una chiesa che è stata detta “chiesa del Crocifisso” dove, ogni domenica, i religiosi potevano riunirsi per celebrare solennemente la messa. E’ probabilmente di tale periodo la struttura muraria (vedi Domenico Ryolo, “Sopravvivenze arabe in provincia di Messina”, XVIII, 1-4).La chiesa è stata detta “del Crocifisso” per una bellissima Croce dipinta su tavola che proprio quassù è stata collocata e che oggi si può ammirare nella Chiesa Madre di Forza d’Agrò.

Notizie riguardanti la chiesa eretta sul “Monte Calvario” (così denominato nel documento di acquisizione del castello da parte dell’Amministrazione Comunale di Forza d’Agrò nel 1876 con lo scopo di destinarlo a cimitero), sono nel “Libro degli introiti ed esiti della chiesa del SS. Crocifisso”, conservato nell’Archivio parrocchiale. Leggiamo, in corrispondenza dell’anno 1771-72, che la Confraternita di S. Caterina doveva il “pagamento di una annualità alla chiesa del SS. Crocifisso”. Ancora nel 1774-75 si legge di “1 onza e 6 tarì per la solita torcia che deve annualmente la Confraternita di S. Caterina e 1 onza e 6 tarì che deve la confraternita della SS. Trinità alla Venerabile chiesa del SS. Crocifisso”.

Agli inizi dell’800, i soldati inglesi, giunti a protezione del Re Ferdinando IV dopo l’invasione napoleonica, hanno preso dimora proprio all’interno dell’antica chiesa del SS. Crocifisso. Quando gli Inglesi, nel 1814, tramontato il pericolo espansionista di Napoleone Bonaparte, hanno tolto il loro presidio, la Chiesa del SS. Crocifisso è stata progressivamente abbandonata fino ad andare in rovina. Apprendiamo anche che la chiesa possedeva un organo e che, nel 1822, è stata sostenuta una spesa di 16 tarì per il legname necessario a fabbricare il telaio che supportava l’immagine del Crocifisso. La chiesa, come specificato nel “Libro degli introiti e degli esiti …”, possedeva rendite: «Tiene e possiede la Ven.le Chiesa del SS. Crocifisso un loco sito e posto in questa Terra della Forza, in contrada Vignàle, consta in vigne, canneto, pioppi, fica …» A partire dal 1834, la denominazione di Chiesa del SS. Crocifisso è mutata in Cappella del SS. Crocifisso. Ancora nel 1843, nel menzionato “Libro degli introiti ed esiti …”, si fa riferimento esplicito alla “Cappella del SS. Crocifisso esistente nella Chiesa Madre della Comune di Forza d’Agrò”.

La tavola dipinta, la festa

foto Nicola Di Cara

Il Crocifisso forzese dipinto su tavola rappresenta sicuramente una delle opere più importanti della pittura siciliana. In una scheda, compilata da Stefano Bottari per conto della Regia Soprintendenza alle gallerie ed Opere d’Arte della Sicilia in Palermo, firmata dall’insigne critico e scrittore in data 8 luglio 1942 (vedi Archivio Comunale), per quanto riguarda la discussione critica dell’attribuzione, si legge: «Impossibile stabilire, allo stato delle conoscenze, la paternità dell’opera: si deve certamente ad un ignoto messinese che riecheggia qualche inflessione della pittura senese.» Secondo il Bottari, la Croce dipinta sarebbe della fine del ‘300. Se l’opera è però riconducibile ad Antonello da Messina o ad altro pittore della sua scuola, va collocata un secolo dopo. Pure lo storico dell’arte palermitano Gioacchino Di Marzo, nella sua Storia delle belle arti in Sicilia (1862), la ritiene una delle più belle croci “per l’eccellenza del lavoro”, collocandola alla fine del ‘400.La festa del SS. Crocifisso, patrono e protettore di Forza d’Agrò, che si svolge il 14 settembre nel giorno dell’Esaltazione della Croce, ha origini molto antiche. Nel “Libro degli introiti ed esiti della chiesa del SS. Crocifisso” conservato nell’Archivio parrocchiale, leggiamo che, mentre era Procuratore della Venerabile Chiesa del SS. Crocifisso il sig. Calogero Paguni, si è svolta nel 1813 la festa del SS. Crocifisso e sono state sostenute spese per due tamburi (12 tarì), per la cera, per “parare” l’altare, per il sacrestano, per i mortaretti e per il manticista.«1834 – Esito da me fatto Sac. Epifanio Garufi Procuratore della Venerabile Cappella del SS. Crocifisso per la gestione cassa da luglio a tutto dicembre 1834.»In particolare, si fa riferimento a:-consumo di cera-mortaretti nel triduo, vespri, messa solenne nell’esaltazione di S. Croce-timpani (sonatori di timpani) nella solennità dell’esaltazione di S. Croce-artificio di fuochi nella solennità dell’esaltazione di S. Croce. Nel 1837, in occasione della festa del SS. Crocifisso, spese sono state sostenute non per le “persone dei tamburi” ma per i “suonatori di timpano”. Da una copia conforme all’originale dei Sacri arredi e suppellettili della Cappella del SS.mo Crocifisso, sottoscritta dal Procuratore sac. Epifanio Garufi nel 1864 (Archivio Diocesano Archimandritato, registro n. 295), si apprende come la Cappella del SS. Crocifisso possedesse vari arredi e suppellettili tra cui una reliquia “del legno della Santa croce, d’argento”, custodita in un ostensorio. La Cappella, come oggi si vede, risale al 1910 (Archivio Arcipretura, faldone 11, numero 115), quando era Arciprete padre Antonino Catanese.

Nicola Di Cara

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