Forza d’Agrò: “u Prufissuri Di Cara” nel centenario della nascita (19/11/1925 – 19/11/2025)

Forza d’Agrò – Antonino Di Cara, da tutti chiamato “Nino”, nacque il 19 novembre 1925 a Forza d’Agrò. I genitori, Nicolò e Maria Bartolone (detta “Nuvarisa” perché la sua famiglia era “proveniente da Novara di Sicilia”), erano agricoltori e proprietari di alcuni terreni situati nel vasto territorio forzese.

Egli trascorse gli anni dell’infanzia in paese. Frequentò le prime classi a Forza d’Agrò, nelle aule dell’ex Convento di S. Agostino. La Scuola Elementare forzese, però, consentiva la frequenza degli alunni fino alla quarta elementare. Chi voleva proseguire gli studi doveva “scendere” a S. Alessio, frazione e Marina di Forza d’Agrò, dov’era possibile prendere la licenza di quinta elementare.

I Forzesi andavano su e giù dal loro paese, percorrendo a piedi le scorciatoie (“scurzatùri” in dialetto). Si trattava di viottoli nascosti nella vegetazione che, “tagliando” le campagne ed i tornanti della “salita”, ed inerpicandosi tra i dirupi, permettevano loro di accorciare il tragitto. Spesso, per non rovinare le scarpe, percorrevano questi sentieri a piedi nudi, e solo quando giungevano a S. Alessio indossavano le scarpe di “pelo”, le ciòcie, realizzate con la pelle di capra o di capretto.

I giovani del paese, che proseguivano gli studi superiori, scendevano a piedi fino alla stazione di S. Alessio, dove prendevano il treno per Messina; nelle scuole superiori della città seguivano le lezioni, per poi riprendere il treno, tornare a S. Alessio e risalire, sempre a piedi, la collina su cui sorge Forza d’Agrò. Quando giungevano in paese era ormai sera e di tempo per studiare ne rimaneva poco; per questo motivo i Forzesi che riuscirono ad ultimare gli studi non furono tanti. Tra questi si distinse mio padre, che si diplomò all’Istituto Magistrale “Bisazza” di Messina, diventando insegnante di Scuola Elementare.

Gli anni ’40 e ’50 furono per Antonino gli anni della giovinezza e dello studio, ma anche delle prime esperienze letterarie e poetiche. Erano anche gli anni del dopoguerra, trascorsi nel soddisfare i bisogni quotidiani della famiglia, soprattutto dopo la morte del padre, avvenuta nel 1949, e quella della madre nel 1955.

Nel 1952 si sposò con Caterina Schipilliti. Caterina, detta “Ina”, sarà una moglie esemplare ed una madre dolce ed affettuosa verso i suoi figli, Nicola e Maria.

L’entusiasmo del giovane insegnante, però, non riuscì a concretizzarsi del tutto nel piccolo paese natio. Fino al 1960 Nino “nuvarisi”, “u prufissuri” come veniva amabilmente chiamato dalla gente forzese, poté contare, ma soltanto per pochi mesi all’anno, su due incarichi: il Doposcuola ai ragazzi del paese e la direzione del “Centro di Lettura”. Il Comune di Forza d’Agrò, infatti, cercava di dare un certo spazio a quelle attività tendenti a migliorare la cultura e l’alfabetizzazione dei propri abitanti.

Alle vicissitudini dell’insegnamento si accompagnavano le amarezze dell’impegno politico e culturale, le delusioni e le scontentezze di quella vita chiusa che cominciava a procurargli un bisogno prepotente di evasione e di rinnovamento.

Per trovare un’occupazione stabile, scontento della inerzia politica, insofferente di ogni prudenza e patteggiamento, nel 1960 il “professore Di Cara” si trasferì in Sardegna con la famiglia. Lì finalmente riuscì a svolgere con dedizione il suo ruolo di insegnante fino al 19 giugno 1967, anno della sua improvvisa morte.

Tutto il paese di Forza d’Agrò, ancora incredulo, qualche giorno dopo accolse il figlio, il fratello, l’amico, il maestro, che era tornato nella terra natia. Per l’ultima volta la gente tutta lo accompagnò nell’ultimo, aspro, faticoso percorso terreno fino al punto più alto della rupe, nel vecchio Castello-cimitero, quasi a volerne facilitare il passaggio in cielo. Lo ricorderanno per sempre tutti.

Del “poeta” Antonino Di Cara ci restano 56 poesie, 2 novelle ed un romanzo. Alcune composizioni hanno partecipato a concorsi anche musicali e sono state incise su disco 45 giri. Tra queste, nel 1962, la canzone “Lascia la nave”.

Gli “Immortali d’Italia”, Accademia Internazionale Amici della Sapienza, in Messina, istituita allo scopo di riconoscere le mille eccelse menti nelle lettere, nelle scienze e nelle arti, nel 1968 ha elevato, attraverso il suo Rettore fondatore, alla dignità di “Accademico pro memoria l’insigne poeta prof. Antonino Di Cara, in riconoscimento della elettissima nobiltà d’intelletto e dell’attività svolta a favore delle lettere”.

UNO SGUARDO AL MIO PAESE

Fra le bellezze ed i ricordi antichi

sorge Forza d’Agrò di fronte al mare,

di tempo in tempo genti ben fornite

vengono da lontano a visitare.

Giudizio dà ognuno al suo venire

e dalla cima tende a contemplare,

il forestiero dice: “Perché ire?

Qui c’è l’incanto ed io vorrei restare”.

Alcun del luogo notizie vuol fornire

quando Forza stava a guerreggiare,

Savoca, Casalvecchio ed altri possan dire

se voglion ancora testimoniare.

Popoli stranieri hanno influito

su queste rocce spargendo rovina,

poi quando il nemico se n’è ito

lo spavento ed il terror era più di prima.

Trascorsero così secoli duri

a dire il vero tutto abbandonato,

l’ambiente dormiva fra quattro muri

ma oggi finalmente si è svegliato.

Pratiche, progetti a grandi file

realizzati si sono in pochi anni,

strade e villette, tutto sarà uno stile

e scorderà ognuno i vecchi affanni.

Non c’è distinzione di parere

non c’è più differenza di pensare,

la gente unita segue il progresso

per non cader più mai nell’abisso.

8/2/1955

Ciao papà.

Nicola Di Cara

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